C'era una volta il muro di Berlino. Fra i resti
di quelle pietre è scolpito il ricordo di sogni
infranti e di vite spezzate.
Portavi la chitarra sulle spalle come un fucile
cantavi le canzoni inglesi che la gente non sapeva,
dicevi: il mondo, domani cambierà.
Qualcuno t'amava, la gente non ti capiva
pensava al pane e alle code sulle strade,
dove il gelo fermava anche gli orologi.
Portavi la chitarra sulle spalle come un fucile,
pronto a sparare, quattro note da sbagliare un sol.
Quella notte scura, non c'era nessuno
facile pensare, ad un altro mondo.
Il tuo corpo diventò un acrobata
e quel salto giù nel vuoto finì,
ma quella notte qualcuno sparò...
nella mano stringevi una pietra,
una pietra venuta dal muro,
dal muro dell'Est.
Ora il mondo è cambiato, la gente ci passa in quel
posto
ma se guardi per terra in mezzo a quei sassi
c'è ancora una pietra, che porta una storia.
Chi ti raccolse al mattino dice che negli occhi
avevi il gelo
la chitarra era ancora avvolta al tuo corpo.
Quella notte intorno, non c'era nessuno
facile pensare, ad un altro mondo.
Il tuo corpo diventò un acrobata
e quel salto giù nel vuoto finì,
ma quella notte qualcuno sparò...
nella mano stringevi una pietra,
una pietra venuta dal muro,
dal muro dell'Est.
Il tuo corpo diventò un'acrobata
e quel salto giù nel vuoto finì,
Il tuo corpo diventò un'acrobata
e quel salto giù nel vuoto finì.
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